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Vi è mai capitato di avere una di quelle belle scariche di starnuti tendenti all'infinito? Di quelle che non sai se è una qualche reazione allergica o sei hai preso freddo in qualche oscuro modo? Di quelle che dopo un po' ti rendi conto di aver scagliato particelle di muco ovunque? Beh, se vi capitasse mentre ascoltate i Balatonizer sarebbe un'esperienza mistica. Vedreste decine di minuscoli cinghiali che vi grugniscono contro frasi di scherno che ovviamente non potrete capire, non essendo voi stessi cinghiali. O forse sì?... Mah... Torniamo alla normalità e vediamo di capirci qualcosa di questo disco. Balatonizer. "Occlused In Ottusity". Nome della band e titolo dell'album già da soli potrebbero essere sufficienti per farvi capire più o meno con che cosa abbiamo a che fare. Avete capito? Bravi, era facile. Sì, anche se magari non conoscevate già da prima i Balatonizer, nome che già da qualche annetto circola nella scena grindcore internazionale!... Sono un trio proveniente da Palermo, e con questo "Occlused In Ottusity" ci propongono la bellezza di 32 tracce in 25 minuti. Brani di grind/death-core velocissimi e piuttosto complessi, nonostante la durata di ogni singolo brano raramente superi il minuto! Il tutto con una dignità ed una pulizia sonora superiore alla media, soprattutto se si ragiona in termini di sporchissimo grindcore estremo! La qualità del suono è sempre pulita, quasi sempre si riesce a distinguere quello che fa la chitarra, anche se quasi mai quello che fa il basso, comunque costantemente distorto... Ed il fatto che usino una batteria elettronica neanche pesa, anzi, si tratta di una scelta quasi forzata, visti i ritmi a velocità assurda che vengono programmati!! La voce? La voce è un grugnito continuo, ma tanto i testi non esistono!... Sì, non abbiamo a che fare né con una band impegnata politicamente né con una band che si diverta con tematiche splatter: abbiamo puro estremismo non-sense! L'unico obiettivo della voce è rendere ancora più estrema la proposta musicale, e viene utilizzata come strumento ritmico, nonostante a volte pronunci dei fonemi che possano dare l'illusione di avere a che fare con un linguaggio umano. Ma non è così. L'unico legame con un significato è insito nei titoli, scritti in un inglese spesso molto fantasioso! Ve ne sparo qualcuno, giusto per citare i brani che personalmente ho preferito (ma non è facile scegliere i propri favoriti!): "Brutal Devastation", "Pulverization After Intimidation", "Inebetit", "Sucaman", "Anal By Anal"... Costante del genere, poi, sono i brani composti quasi esclusivamente da campionamenti presi da film di genere... In questo caso si pesca nel torbido italiano, citando più volte il film "Mery Per Sempre" ("Caimme'", "Scacciatieista") oppure sfruttando la voce del compianto Mario Brega (la spettacolare "Anfame", in cui le grida del camionista di "Bianco Rosso E... Verdone" si fondono con la colonna sonora dello "Scarface" di Brian De Palma, oppure il leggendario campionamento da "Borotalco" in "A' Cinta No!"). Il lato non-sense dei Balatonizer è messo in evidenza anche dall'artwork. Una bella copertina in stile metal-core anni '80, coi tre della band in mezzo ai porci, ed un fumetto nel booklet, nel quale si vedono i tre Balatonizer passeggiare in un ambiente desolato, finché non trovano un demonio in una caverna, che li rende iper-forzuti permettendogli così di andare in paese a massacrare passanti. E il bene trionfa. Ciliegina sulla torta, un videoclip in bianco e nero con i tre brutti ceffi che macinano e si macinano sulle note di "Muscular Prevarication"!... Non male, ma solo per chi al genere c'è già dentro fino al collo, e per chi non storce il naso quando ha a che fare con estremismi gratuiti e privi di senso!

(MoonFish - Dicembre 2005)

Voto: 7

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