Brutale. Che altro aggettivo si potrebbe utilizzare per i Balatonizer,
palermitani dediti alla causa del metal più estremo, figlio
bastardo dei Cannibal Corpse - e della scena floridiana - e del grind
primitivo dei Napalm Death (che tributano in “From The Obsolation To
The Obeteration”)?
Pubblicato per una piccola etichetta americana, questo “Occlused In
Ottusity” è una vera dichiarazione di guerra a qualunque forma
di intelligenza: la drum machine è sparata a mille ma gode di un
suono piuttosto naturale (diverso, per fare un esempio, da quello degli
Agoraphobic Nosebleed) che non stona per nulla in questo contesto
primitivo, in cui non vi sono testi ma solo i gorgheggi da scarico del
lavandino di Mario e le uniche parole udibili - nei vari dialetti
meridionali - sono quelle degli spezzoni di film cult come “Mery per
sempre” (il migliore in assoluto è “A’cinta no!”).
Questo, unito all’inglese maccheronico dei titoli e all’ottimo artwork
fumettistico (senza contare il video) dovrebbe far capire il
fondamentale sfondo ironico di tre ragazzi, non so quanto giovani, che
fanno buona musica senza prendersi troppo sul serio.
Ottimo il lavoro di Marco Failla (tra l’altro autore dell’artwork), che
snocciola riff come piovesse, citando almeno la metà dei tipici
accordi Metal, dai già citati Cannibal (“Brutal Devastation”)
agli Slayer (“Sbigottit”) al grind moderno (“Diabolos”) e
all’industrial, inserendo anche schegge di tastiera e di programming
che rompono la monotonia del disco.
Il tutto scorre più che bene per venticinque minuti, facendo
tabula rasa delle capacità cerebrali dell’ascoltatore senza
annoiarlo, il che in un genere dove sembra che tutto sia già
stato detto è sicuramente un punto a favore.
Spero abbiate capito che se vi piacciono il brutal ed il grind sarebbe
un delitto farvi scappare questa perla tutta italiana, per cui
procuratevelo!
Grandi Balatonizer.
By Luca
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