Se non siete amanti del grind-core più sfenato, del gore e dei
cult movie italiani degli anni ’70 potete anche passare oltre ed
evitare di finire di leggere questa recensione. Se invece fate
normalmente colazione con sonorità estreme, drum machine sparata
a mille, brani che non durano più di 40 secondi e intro tratti
dai film citati sopra, beh, allora questo cd fa decisamente per voi.
Arrivano da Palermo i Balatonizer, e giungono a questo debutto per la
label americana Devildollrecords/ThisDarkReign dopo un paio di demo e
un EP. Come detto le coordinate stilistiche dei nostri sono grind-core
sparato a mille, alternato però a parti mosh molto interessanti.
Per loro stessa ammissione non hanno testi e si limitano a mandare
messaggi ai poveri malcapitati attraverso le loro sferzate sonore e
tramite l’artwork del cd, ad opera del chitarrista stesso, ovviamente
in pieno stile gore/splatter, senza dimenticare i numerosi inserti
tratti da cult movie e mafia movie degli anni ’70, che si integrano
perfettamente ai brani proposti dai nostri e danno un’ulteriore
imprinting alla loro proposta. Ovviamente per un cd del genere, che ha
32 brani per un totale di 25 minuti di musica, fare un’analisi track by
track è assolutamente improponibile, oltre che del tutto
inutile. Quello che conta è il risultato finale, e devo dire che
pur non essendo avvezzo a questo tipo di sonorità ho trovato
“Occlused in ottusity” decisamente interessante, ben suonato, ben
congegnato e di sicuro l’attitudine dei nostri, volutamente autoironica
e grottesca, è più che palese. Ed è proprio questo
contrasto tra l’approccio demenziale e scanzonato e quello invece serio
e preciso del lato musicale la forza di questa band. Fare le cose sul
serio quando è il caso, ma lasciare anche una buona dose di
divertimento, che non dovrebbe mai mancare. Il sound generale non
è male e riesce a dare la giusta corposità alle chitarre,
ovviamente ultra basse come accordatura, e ai grugniti disumani di
Mario, mentre avrei curato un attimino di più la drum machine,
ben programmata, sì, ma con un suono che alcune volte non
sostiene appieno la brutalità dei nostri. Non aspettatevi
innovazioni o brani spiccatamente differenti tra di loro… niente di
tutto questo è presente nel cd, qui abbiamo solo una mezz’ora
scarsa di violenza sonora, e devo dire che anche se i brani spesso non
si riconoscono l’uno dall’altro, il disco si lascia ascoltare
volentieri, i nostri riescono comunque a lasciare vivo l’interesse di
chi ascolta. Prima di chiudere due parole per il video clip contenuto
nel cd. Un minuto di immagini accelerate, nel classico stile del genere
proposto dai nostri, in bianco e nero, scarno, essenziale, immediato.
Un buon lavoro, che rende ancora più ricco ed interessante
questo “Occlused in ottusity”. Se questi tre macellai fossero nati in
America di sicuro ora si parlerebbe di next big thing. Purtroppo per
loro sono di Palermo, ma sono sicuro che riusciranno a ritagliarsi la
loro fetta di notorietà qui Italia ma non solo, perché le
carte in regola ce le hanno tutte… (Dulnir)
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