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Anche la terra sicula espone il suo vessillo di death/grind sotto la forma dei palermitani Balatonizer, supportati per il qui presente “Occlused in Ottusity” da un’etichetta statunitense, la “This Dark Reign”. Il trio, coadiuvato dalla drum machine, propone fondamentalmente una forma di grind, molto intenso ed efferato e abbastanza ancora ai cliché, con pesanti influenze di stampo death/brutal americano. L’album viaggia su una velocità sostenuta dall’inizio alla fine, con la drum machine che non dà un briciolo di pausa; gli unici momenti di calma si hanno quando vengono inserite alcune parti di film italiani, divisi equamente tra Mario Brega (!!!) e alcune cose in siciliano. Le chitarre tessono trame abbastanza potenti, ma spesso cadono nel confusionario, complice una produzione non pulitissima, e dei riffs che non lasciano troppo il segno. La voce poi oltre che profonda è anche piuttosto bassa rispetto agli altri strumenti, ma soprattutto è abbastanza monocorde. Il tutto risulta asfissiante e oppressivo, e questo può anche starci, ma alla lunga l’album tende ad appiattirsi e ad annoiare, nonostante la durata non sia comunque eccessiva. Non vi è in particolare stata nessuna canzone che mi abbia colpito, sia in positivo che in negativo. Ciò che si apprende fin da subito è una furia ceca che non conosce e non vuol conoscere alcuno stop, lanciata a mille nella sua strada distruttiva ed in parte anche oppressiva. Forse sarebbe stato meglio togliere un po’ il piede dall’acceleratore, ma probabilmente non era negli interessi del gruppo, che ha preferito un’attitudine senza compromessi, violenta, grottesca ed efferata in tutti i suoi lati, e come tale va rispettata anche se si può non condividere, come nel mio caso. Il gruppo in sé risulta anche simpatico, e sembra di capire che non voglia troppo prendersi sul serio, come si deduce dalla curiosa e spassosa copertina, senza dimenticare l’interno, opera di uno dei membri del gruppo il quale mi pare d’aver capito sia un disegnatore, o se non lo è di professione è comunque molto bravo. Un album questo rivolto soprattutto agli intransigenti del genere, e un gruppo da tenere d’occhio, meritevole di menzione anche solo per il fatto di esser riuscito a dare alle stampe questo full length nonostante la già fioca luce di cui vive l’attuale scena italiana sia quasi tutta puntata al nord-centro italia. Anche la terra sicula espone il suo vessillo di death/grind sotto la forma dei palermitani Balatonizer, supportati per il qui presente “Occlused in Ottusity” da un’etichetta statunitense, la “This Dark Reign”. Il trio, coadiuvato dalla drum machine, propone fondamentalmente una forma di grind, molto intenso ed efferato e abbastanza ancora ai cliché, con pesanti influenze di stampo death/brutal americano. L’album viaggia su una velocità sostenuta dall’inizio alla fine, con la drum machine che non dà un briciolo di pausa; gli unici momenti di calma si hanno quando vengono inserite alcune parti di film italiani, divisi equamente tra Mario Brega (!!!) e alcune cose in siciliano. Le chitarre tessono trame abbastanza potenti, ma spesso cadono nel confusionario, complice una produzione non pulitissima, e dei riffs che non lasciano troppo il segno. La voce poi oltre che profonda è anche piuttosto bassa rispetto agli altri strumenti, ma soprattutto è abbastanza monocorde. Il tutto risulta asfissiante e oppressivo, e questo può anche starci, ma alla lunga l’album tende ad appiattirsi e ad annoiare, nonostante la durata non sia comunque eccessiva. Non vi è in particolare stata nessuna canzone che mi abbia colpito, sia in positivo che in negativo. Ciò che si apprende fin da subito è una furia ceca che non conosce e non vuol conoscere alcuno stop, lanciata a mille nella sua strada distruttiva ed in parte anche oppressiva. Forse sarebbe stato meglio togliere un po’ il piede dall’acceleratore, ma probabilmente non era negli interessi del gruppo, che ha preferito un’attitudine senza compromessi, violenta, grottesca ed efferata in tutti i suoi lati, e come tale va rispettata anche se si può non condividere, come nel mio caso. Il gruppo in sé risulta anche simpatico, e sembra di capire che non voglia troppo prendersi sul serio, come si deduce dalla curiosa e spassosa copertina, senza dimenticare l’interno, opera di uno dei membri del gruppo il quale mi pare d’aver capito sia un disegnatore, o se non lo è di professione è comunque molto bravo. Un album questo rivolto soprattutto agli intransigenti del genere, e un gruppo da tenere d’occhio, meritevole di menzione anche solo per il fatto di esser riuscito a dare alle stampe questo full length nonostante la già fioca luce di cui vive l’attuale scena italiana sia quasi tutta puntata al nord-centro italia.

inserita da Sam - 07 Gennaio 2006

Voto:60 Voto:60

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